La Svizzera presente all’incontro internazionale per i Cinque tenutosi ad Holguin

Holquin, Cuba – La sala principale dell’Expo di Holguin si è trasformata per 4 giorni in un grande megafono internazionale, dove si sono susseguite miriadi di testimonianze, di messaggi di solidarietà e propositive azioni concrete per chiedere la liberazione dei cinque antiterroristi cubani che da ormai più di 13 anni sono condannati e imprigionati nelle carceri statunitensi per aver  “osato” difendere la propria gente contro i continui attacchi terroristici che i gruppi organizzati anticubani recano all’isola.

Questo VII Colloquio Internazionale ha ottenuto uno straordinario risultato politico, non solo per essere riuscito a riunire più di 400 delegati provenienti da 50 paesi differenti, ma soprattutto per esser riuscito a coordinare le lotte future attraverso delle azioni chiare e d’impatto. Le linee generali di lavoro, che hanno come scopo l’intensificazione degli sforzi per la giustizia dei Cinque sono state elaborate seguendo lo spirito di fratellanza e di forte democrazia partecipativa che contraddistingue il processo di socializzazione cubano.

Se nella sala principale si potevano ascoltare le ragioni dei Cinque, è nelle sale minori adiacenti al padiglione che il cuore operativo del colloquio prendeva forma. L’allestimento di un intenso programma di lavoro ha permesso ai delegati di scambiarsi importanti testimonianze regionali su diversi ambiti: dall’importanza di aggiornare l’azione di denuncia sui nuovi mezzi d’informazione allo scopo di ridurre l’offuscamento mediatico occidentale, alla maggior concentrazione degli sforzi per la creazione di nuove e più articolate giornate di denuncia: “5 per i Cinque”.

Opinione prevalente è stata l’importanza di concentrarsi maggiormente e direttamente negli Stati Uniti, cercando di coinvolgere l’opinione pubblica statunitense attirando a sé persone carismatiche e riconosciute negli ambiti sociali, universitari, politici e artistici della nazione dove i Cinque sono prigionieri.

Peso molto importante è stato rivolto al coinvolgimento dei giovani. Coloro che molto spesso sono più facilmente attratti da sentimenti di giustizia e protesta. In questo senso si farà in modo che i giovani di tutto il mondo si organizzino in occasione della Giornata Internazionale della Solidarietà del 12 settembre (anniversario dell’arresto dei Cinque) con concerti, workshop, e opere artistiche.

La presenza giovanile all’ultimo Colloquio ha riscontrato una notevole crescita rispetto agli anni passati. Questi erano per lo più giovani provenienti da quei paesi occidentali, che vivono attualmente una forte crisi sociale e che vedono nel caso dei Cinque eroi una causa sì umana, ma che può essere espressa come un sentimento di impotenza, come di chi deve sottostare alle leggi del più forte, senza armi per difendersi.

Sono state giornate di meditazione, di lotta, di richiesta di giustizia e di denuncia al terrorismo. La risoluzione finale è stata approvata con forte entusiasmo, consci però del fatto che il lavoro è solo agli inizi; è ora giunto il momento in cui bisogna trasformare i buoni propositi in realtà, portandoli nelle piazze, nei parlamenti, nelle scuole e sui posti di lavoro.

Alessandro Lucchini

Un nuovo anno di lotta!

Passano gli anni ma la nostra lotta rimane la stessa: i 5 eroi cubani rei di aver difeso la propria patria dal terrorismo devono essere liberati dalle carceri statunitensi, nelle quali sono rinchiusi dall’ormai lontano 1998.

Il nostro spirito di solidarietà nei confronti della rivoluzione e del popolo cubano ci porta a proseguire l’incessante lotta per l’uguaglianza e contro l’ingiustizia onnipresente!

Auguriamo un felice e soddisfacente 2012 a tutte le compagne e a tutti i compagni in lotta per la liberazione dei 5 eroi cubani.

Hasta la victoria, siempre!
Venceremos!

Sabato 8 ottobre la solidarietà fa tappa a Locarno

Un’azione di solidarietà nei confronti dei Cinque presto in Ticino

Il Comitato per la liberazione dei 5 eroi cubani approfitta del momento di solidarietà che verrà organizzato nel mese di ottobre 2011 (presto verrà pubblicato un foglio ufficiale dell’evento) per ripassare in grandi linee quella che è stata l’ingiustizia subita dai 5 eroi cubani, arrestati negli Stati Uniti d’America per aver difeso il proprio Paese dal terrorismo. 

Nel settembre 1998, Cinque cubani, Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Fernando González, Antonio Guerrero e René González sono stati arrestati a Miami dall’FBI e isolati in celle di punizione per 17 mesi prima che il loro caso fosse portato in tribunale. La loro missione negli Stati Uniti era il monitoraggio delle attività delle organizzazioni terroristiche contro Cuba.

Tutti sono stati accusati del nebuloso reato di cospirazione contro gli Stati Uniti. A tre di loro, Gerardo, Ramón e Antonio, fu aggiunta l’accusa di cospirazione per commettere spionaggio. Il governo USA non li ha accusati di spionaggio reale, né ha detto che ciò era avvenuto. Non gli hanno sequestrato nessun documento classificato.

Nonostante le forti obiezioni della difesa, il caso fu giudicato in un tribunale di Miami, una comunità che ospita oltre mezzo milione di esiliati cubani con una lunga storia di ostilità verso il governo cubano, ambiente che una corte federale di appello degli Stati Uniti avrebbe poi descritto come una “tempesta perfetta” di pregiudizi che ha impedito la realizzazione di un equo processo.

Il processo è durato più di sei mesi, il più lungo, fino ad ora, negli Stati Uniti, e in esso hanno testimoniato tre generali dell’esercito in pensione, un ammiraglio in pensione, l’ex consigliere del presidente Clinton per gli affari cubani, i quali hanno convenuto che non c’erano prove di spionaggio.

Sette mesi dopo l’accusa iniziale è stata aggiunta una nuova imputazione contro Gerardo Hernández: cospirazione per commettere omicidio, come conseguenza di una intensa campagna pubblica destinata a vendicare l’abbattimento, da parte della Forza Aerea Cubana, di due aerei di un gruppo anticastrista e la morte dei quattro occupanti, eventi che hanno avuto luogo nel 1996. Gli aerei – appartenenti ad una organizzazione anticastrista – nei 20 mesi precedenti l’abbattimento erano penetrati nello spazio aereo cubano 25 volte, oggetto di ripetute proteste da parte del governo di Cuba.

Alla fine del processo, quando il caso stava per essere presentato alla giuria per la sua valutazione, il governo ha riconosciuto, per iscritto, che non era riuscito a dimostrare l’accusa di cospirazione per commettere omicidio imposta contro Gerardo Hernández, sostenendo che “alla luce delle prove presentate al processo, questo costituisce un ostacolo insormontabile per gli Stati Uniti in questo caso e probabilmente porterà al fallimento dell’accusa su questa imputazione”.

La giuria, invece, ha riconosciuto colpevole, sia Gerardo sia i suoi compagni, di tutte le accuse dopo essere stata messa sotto forte pressione da parte dei media locali.

I Cinque sono stati condannati ad un totale di quattro ergastoli più 77 anni, facendo diventare tre di loro le prime persone, negli Stati Uniti, a ricevere l’ergastolo in casi di spionaggio, in cui non vi era alcuna prova di ottenimento e trasmissione di un solo documento segreto. Sono stati confinati in cinque differenti prigioni di massima sicurezza, distanti tra loro e senza alcuna comunicazione tra loro.

Il 9 agosto 2005, un panel di tre giudici della Corte d’Appello revoca i verdetti di colpevolezza considerando che non hanno avuto un giusto processo a Miami. Con un’azione che di regola solo si esercita nei casi in cui sono in gioco i principi costituzionali, il governo chiede ai dodici giudici della Corte d’Appello di rivedere la decisione del panel, in una procedura chiamata in banc. Un anno dopo il plenum della Corte revoca, a maggioranza, la sentenza unanime dei tre giudici originali.

Il 27 maggio 2005, il Gruppo di Lavoro dell’ONU sulle Detenzione Arbitrarie dopo aver esaminato le argomentazioni presentate tanto dalla famiglia dei Cinque come da parte del governo degli Stati Uniti ha determinato che la loro detenzione era arbitraria e ha esortato Washington ad adottare le misure necessarie per porre rimedio a questa arbitrarietà.

Il 2 settembre 2008 la Corte d’Appello d’Atlanta ha ratificato le condanne dei Cinque. Ratificato le sentenze di Gerardo Hernández (2 ergastoli più 15 anni) e René González (15 anni), ed ha annullato le sentenze di Antonio Guerrero (ergastolo più 10 anni), Fernando González (19 anni) e Ramón Labañino (ergastolo più 18 anni), per considerarle non corrette, rinviando nuovamente alla Corte Distrettuale di Miami i casi di questi ultimi tre per essere ri-processati. La Corte ha pienamente riconosciuto che non vi era alcuna prova che avessero ottenuto né trasmesso informazioni segrete o di difesa nazionale nel caso degli accusati di cospirazione per commettere spionaggio.

Mesi dopo Antonio era ricondannato a 21 anni e 10 mesi di carcere più 5 anni di libertà vigilata, Fernando a 17 anni e 9 mesi di carcere e Ramon a 30 anni di prigione.

Il 15 giugno 2009 la Corte Suprema USA ha annunciato, senza ulteriori spiegazioni, la sua decisione di non rivedere il caso dei Cinque, nonostante i solidi argomenti della difesa per le evidenti e molteplici violazioni legali commesse durante tutto il processo.

Hanno anche ignorato l’universale appoggio a questa petizione e ai Cinque, espresso in una cifra di 12 documenti di “amici della Corte” numero che costituisce un fatto senza precedenti poiché rappresenta il maggior numero di amicus che si sia presentato alla Corte Suprema USA per la revisione di un processo penale.

Dieci Premi Nobel tra cui il Presidente di Timor Est, José Ramos Horta, Adolfo Perez Esquivel, Rigoberta Menchu, José Saramago, Wole Soyinka, Zhores Alferov, Nadine Gordimer, Günter Grass, Dario Fo e Mairead Maguire; l’intero Senato del Messico , l’Assemblea Nazionale di Panama, Mary Robinson, presidente dell’Irlanda (1992-97) e l’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (1997-2002) e l’ ex Direttore Generale dell’UNESCO, Federico Mayor tra altri hanno sottoscritto l’amicus.

Dal punto di vista giuridico questo caso ha ora completato il suo corso normale. Ora i cinque sono nel bel mezzo di una procedura straordinaria, chiamata Habeas Corpus, che è un’opportunità che viene offerta, solo una volta, ai condannati dopo aver esaurito, senza successo, tutti i ricorsi d’appello.

Nell’ottobre 2010 Amnesty International ha pubblicato un Rapporto sul caso in cui che si conclude: “Se il processo legale di appello non fornirà un adeguato risarcimento, e data la durata delle pene detentive imposte e il tempo già trascorso dai condannati, Amnesty International sosterrà la richiesta che le autorità giudiziarie statunitensi riesamino il caso attraverso il procedimento di indulto o altri mezzi appropriati”.

5eroicubani.leonardo.it

Cuba inserita dagli USA nella lista nera degli stati patrocinatori del terrorismo internazionale

E’ notizia di qualche settimana che il Dipartimento di Stato USA ha inserito Cuba – per la trentesima volta – nella sua particolare lista nera degli “Stati patrocinatori del terrorismo internazionale”.

Per tutta risposta, le autorità cubane rimandando le accuse al mittente hanno sottolineato a più riprese come il governo degli Stati Uniti, “che storicamente ha praticato il terrorismo di Stato, le esecuzioni extragiudiziali, i sequestri di persona, gli assassini con aerei non pilotati, la tortura e le detenzioni illegali, che ha stabilito carceri segrete, che è responsabile della morte di centinaia di migliaia di civili innocenti come risultato delle sue guerre di occupazione e di conquista in Iraq e in Afghanistan […]”, non possieda la minima autorità morale per giudicare un paese come Cuba, che è stato ripetutamente vittima di aggressioni illegali e che ha sempre seguito un percorso irreprensibile nella lotta al terrorismo internazionale.

Da parte nordamericana l’obiettivo (mai dichiarato) è sempre lo stesso: giustificare l’anacronistico blocco economico e le politiche restrittive contro Cuba diffondendo false accuse, come la solita “bufala” del terrorismo internazionale, oppure aggrappandosi a pretesti assurdi nel tentativo di gettare discredito sul governo cubano.

Per quest’ultimo, la prova più evidente della doppia morale degli USA è rappresentata dal caso giudiziario dei “Los Cinco”: i cinque informatori cubani condannati per spionaggio e cospirazione, rinchiusi dal 1998 nelle carceri di massima sicurezza dello Zio Sam.

Dal 1959, anno dell’insediamento della Revolución, ad oggi Cuba ha subito numerosissimi atti terroristici per mano di gruppi paramilitari eversivi – come “Alpha 66” e “Omega 7” – che operano indisturbati in Florida e che notoriamente sono finanziati dalle lobbies anticastriste e dalla Cia.

Nel settembre del 1998, al momento del loro arresto, i cinque agenti dell’intelligence cubana Antonio Guerrero, Fernando Gonzalez, Gerardo Hernandez, Ramon Labaniño e René Gonzalez stavano operando in territorio statunitense come infiltrati per scoprire i piani contro Cuba, messi a punto dai gruppi anticastristi di stanza a Miami.

L’arresto, eseguito dal FBI, avvenne poco tempo dopo l’abbattimento di due velivoli di “Hermanos al rescate” (un’organizzazione eversiva composta da esiliati cubani con base a Miami) da parte dell’aviazione militare cubana. I due aerei, che secondo fonti cubane stavano sorvolando lo spazio aereo dell’isola senza essere autorizzati, poterono essere intercettati grazie alle informazioni passate dai cinque agenti cubani. E per questo il principale accusato, Gerardo Hernandez, è stato giudicato direttamente responsabile dell’abbattimento dei due aerei e condannato a due ergastoli.

Il governo degli Stati Uniti accusò prontamente tutti e cinque gli agenti di “spionaggio e cospirazione per conto di una nazione straniera” – in realtà, i capi d’accusa contestati ai cinque furono, in tutto, ben 24 -, mentre quello cubano si difese sostenendo di aver inviato negli Usa i cinque unicamente con l’ordine di infiltrarsi tra le file dei gruppi terroristici anticubani, allo scopo di ottenere informazioni utili circa le loro attività terroristiche.

Il processo contro i Cinque Cubani, cominciato a Miami nell’autunno del 2000, si concluse nel giugno 2001 dopo 7 lunghi mesi di dibattimento. Nelle udienze sono comparsi più di 70 testimoni e sono stati presi in esame più di un centinaio di dossier contenenti trascrizioni e documenti probatori, compresi 15 volumi con le narrazioni dei fatti.

Alla fine, la condanna più pesante (due ergastoli) toccò a Gerardo Hernandez; Guerrero e Labaniño ricevettero anche loro l’ergastolo, mentre Fernando e René Gonzalez furono condannati rispettivamente a 19 e a 15 anni. In tutti e cinque i casi fu inflitta la massima pena per quel genere di reati.

In seguito alle vibranti proteste giunte non solo da parte cubana ma anche da numerosi ambienti politico-culturali e dell’opinione pubblica internazionale, nell’agosto 2005 l’undicesimo tribunale della Corte d’Appello di Atlanta sospese le condanne, ordinando l’esecuzione di un nuovo processo.

Ma appena un anno dopo – a sorpresa – la stessa Corte, sovvertendo la decisione della precedente sentenza, confermò tutte le condanne della Corte di Miami e mise il sigillo finale a questo singolare caso giudiziario, nonostante l’aperta opposizione di due dei suoi membri, i giudici Byrch e Kravitch, secondo i quali “si è trattato di un caso d’eccezione nel quale si doveva imporre un cambio di sede [il trasferimento del processo dalla sede di Miami, ndr], dovuto al pregiudizio latente nella comunità di Miami che rende impossibile la composizione di una giuria imparziale”.

In spregio alle garanzie legali sancite dal diritto statunitense e da quello internazionale, i cinque cubani sono stati sottoposti ad un processo iniquo ed imparziale nella città dove impera la mafia d’origine cubana, la stessa che ha avuto buon gioco “nello scatenare una violenta e fallace campagna propagandistica per manipolare l’opinione pubblica di Miami e la giuria del tribunale, cosa che è stata ripetutamente denunciata dagli avvocati della difesa”.

Dalla data del loro arresto sono passati più di dodici anni, e tuttavia i “Cinque Cubani” godono attualmente del sostegno di innumerevoli associazioni e di gruppi di solidarietà in tutto il mondo: tra le personalità più influenti c’è il presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU, Miguel D’Escoto, che ha sempre denunciato la loro detenzione come “ingiusta ed illegale”.

L’ultima voce levatasi a difesa dei cinque informatori è quella del Senato belga che, in seguito all’infaticabile opera di sensibilizzazione del “Comitato belga per la liberazione dei Cinque”, ha recentemente approvato una risoluzione che esige dal governo statunitense “un intervento immediato per ottenere la scarcerazione dei cinque detenuti cubani”.

FreeForFive

Verso una mediazione spagnola per la liberazione dei Cinque

Il Parlamento spagnolo ha chiesto ai membri del Governo di Josè Luis Zapatero di impegnarsi in prima persona per fare da mediatore con gli Stati Uniti per l’intricata vicenda che riguarda i cinque eroi cubani condannati più di 12 anni fa per reati legati allo spionaggio.

I cinque agenti dell’intelligence cubana stavano lavorando per scoprire le mosse contro Cuba organizzate dai gruppi anti-castristi di stanza a Miami e che notoriamente sono finanziati dalle lobby anticubane e dalla Cia.

Diversi partiti hanno portato davanti alla Commissione Affari Esteri una proposta di legge (approvandola) che esorta l’amministrazione di Madrid a non fermarsi e continuare a “svolgere le azioni necessarie alle autorità statunitensi che, sulla base di motivi umanitari, permettano ai familiari dei cinque di ottenere la documentazione necessaria per far loro visita”.

Oramai, sono dodici anni che l’Havana continua a portare avanti una campagna molto intensa per far conoscere la reale situazione dei cinque detenuti che sono stati accusati, fra le altre cose, di ”cospirazione” e di spionaggio a favore del governo che in quel periodo era ancora presieduto dal Lider Maximo Fidel Castro.

Non si contano più gli appelli internazionali per chiedere alla giustizia statunitense la liberazione dei cinque agenti segreti la cui unica colpa era quella di cercare di evitare stragi e attentati a Cuba che avrebbero potuto causare danni incalcolabili e vittime.

La situazione però non è che in fase embrionale. E non mancano le polemiche a Cuba, in Spagna e anche negli Usa.

All’Havana, vedono con piacere il possibile intervento spagnolo ma come si legge dalle pagine dell’organo ufficiale del Partito Comunista Cubano il Granma, criticano le dichiarazioni rilasciate alcuni giorni fa da Juan Antonio Yanez Bernuevo segretario di Stato per gli Affari Esteri sui diritti umani nell’isola. Una spallata che potrebbe compromettere la possibile mediazione con Washington sul caso dei cinque.

Yanez-Barnuevo sostiene che nonostante apprezzabili passi avanti a Cuba la situazione dei diritti umani resta “preoccupante”. Trattasi di dichiarazioni che dall’Havana definiscono “ridicole” e senza senso e che avvicinano l’amministrazione spagnola alla destra americana e ai conservatori spagnoli vicini alle idee di Aznar.

Sembra però che anche la comunità cubana presente in Spagna abbia da ridire qualcosa sul discorso di Yanez Bernuevo che sostiene che il governo Zapatero abbia dato asilo politico a53 dei 115 cubani rilasciati dalle carceri dell’isola e a 647 loro familiari. Numeri che la comunità cubana non condivide. Sarebbero solo due infatti gli ex detenuti che avrebbero ottenuto dalla Spagna asilo politico.

Peace Reporter

I giovani per la liberazione dei 5 eroi cubani

Si terrà dall’11 al 13 giugno 2011 il 3° incontro giovanile di solidarietà con i 5 eroi cubani arrestati negli Stati Uniti per avere difeso il proprio paese dal terrorismo.

All’evento programmato a l’Avana saranno presenti delegazioni di ben 36 paesi e tra gli oltre 180 partecipanti vi saranno  il portoghese Tiago Vieira, presidente della Federazione Mondiale delle Gioventù Democratica con Alejo Ramírez, compagno argentino e segretario generale dell’ Organizzazione Ispanoamericana della Gioventù.

Per ulteriori informazioni in merito visitare il forum di CubaVa, il quale verrà aggiornato durante l’evento dedicato ai nostri valorosi compagni Antonio Guerrero, Fernando González, Gerardo Hernández, Ramón Labañino e René González.

I 5 eroi saranno liberati?

Secondo l’ex-procuratore generale degli Stati Uniti Ramsey Clark , i 5 eroi cubani rinchiusi nelle carceri yankee da quasi 13 anni saranno liberati. 

Durante una sua intervista ad un programma televisivo d’informazione, egli ha dichiarato e ripetuto che Antonio Guerrero, Fernando González, Gerardo Hernández, Ramón Labañino e René González, non hanno commesso delitti di sorta contro la sicurezza e l’interesse degli Stati Uniti.

L’ex-procuratore generale – impegnato durante l’era del governo Jonhson ha inoltre sottolineato il gioco sporco degli USA nei confronti di Cuba e di molte altre nazioni in lotta per la propria emancipazione. Tra di essi ha sottolineato l’imbrogli giuridici come quello di El Paso, in Texas, dov’è stato assolto il terrorista Luis Posada Carriles, responsabile nel 1976 del sabotaggio ad un aereo costato la vita a 73 persone.

Un’altra critica è rivolta all’embargo a cui è sottoposta l’isola di Cuba da ormai mezzo secolo su decisione del governo yankee. Ciononostante Ramsey Clark ha sottolineato  il valoroso impegno dei compagni cubani nel gestire il proprio paese nonostante sia sottomesso a tale embargo ed ha pure elogiato il sistema ospedaliero cubano.

 

Il Comitato incontra l’ambasciatore cubano Isaac Torres

Durante il congresso del Partito Svizzero del Lavoro - svoltosi il 14 e 15 maggio scorso - una delegazione del Comitato per la liberazione dei 5 eroi cubani ha avuto la possibilità di incontrare e discutere con l’ambasciatore cubano in Svizzera, compagno Isaac Torres.

La piccola delegazione composta da Leonardo Schmid, Mattia Antognini e Massimiliano Ay non può che ritenersi soddisfatta dei complimenti rivolti dal compagno ambasciatore nei confronti del lavoro svolto dal Comitato in Ticino.

Si profila quindi un ulteriore miglioramento dei rapporti con gli stessi uffici dell’ambasciata cubana, l’ambasciatore stesso e la sezione europea dell’ICAP, gestita dal compagno Gabriel Benitez.

Reclama presidente del Parlamento cubano liberazione dei Cinque cubani

Il presidente del Parlamento cubano, Ricardo Alarcon, ha affermato che il mandatario statunitense, Barack Obama, quello che deve fare è mettere in libertà i Cinque patrioti cubani imprigionati ingiustamente da 13 anni negli USA. Il membro dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba alluse così a Renè Gonzalez, Gerardo Hernandez Nordelo, Ramon Labañino, Fernando Gonzalez ed Antonio Guerrero.

Obama sa che sono prigionieri unici ed esclusivamente per lottare contro il terrorismo”, ha detto il dirigente in un breve discorso davanti ai rappresentanti di 47 partiti e movimenti di sinistra di 32 paesi partecipanti nella XVII edizione del Forum di Sao Paulo, inaugurato la vigilia in questa capitale.

Segnalò in questione alla situazione di Gerardo Hernandez Nordelo che compie una condanna di due ergastoli più 15 anni di prigione, malgrado 10 anni fa, il 25 maggio 2001, il governo federale degli Stati Uniti riconobbe per iscritto ed in maniera ufficiale che non disponeva di prove per sostentare l’accusa.

Alarcon si riferì a questo tema dopo aver ricordato che in una recente visita in Messico, un giornalista gli chiesto un suo parere sulle opinioni del presidente Obama sui risultati del VI Congresso del Partito Comunista di Cuba, effettuato nell’aprile scorso a L’Avana.

Obama aveva detto che non era soddisfatto dei risultati dell’evento, ha raccontato Alarcon, ed io ho dovuto dire –ha spiegato – che il presidente degli USA non ha né voce né voto nei destini di Cuba.

Come ha raccontato Alarcon ai partecipanti nel Forum, ho risposto al giornalista in quell’occasione che ciò che Obama deve fare è liberare i Cinque patrioti cubani e mettere fine al bloqueo che qualificò come una politica criminale e genocida, condannato anno dopo anno dalla comunità internazionale e che dura da più di mezzo secolo.

Ugualmente -aggregò -, deve mantenere la sua promessa di chiudere il centro di torture che ha installato in una parte inalienabile del nostro territorio usurpato con la forza nella baia di Guantanamo.

Ig/agp